Qualche settimana fa, ho posto una domanda in alcuni gruppi letterari presenti nei social: qual è il libro più bello che avete letto quest’anno? Le reazioni sono state di vario tipo. In molti hanno gradito il quesito e hanno risposto con entusiasmo, arrivando spesso a motivare la preferenza dichiarata. Qualcuno invece si è indispettito, ritenendola una domanda stupida. In realtà, le risposte ricevute sono servite per individuare centinaia di titoli che non conoscevo e su cui mi sono documentato. Ne sono venute fuori varie liste di libri da consigliare e quella che presento oggi è la seconda di queste. La prima era composta esclusivamente da 10 romanzi scritti da autori italiani, mentre quella di oggi è composta da 10 romanzi scritti da autori stranieri.

Buona lettura a tutti.

 

1 – Avventure della ragazza cattiva – Mario Vargas Llosa

Ecco un libro a cui non si può fare a meno di affezionarsi. Niño bueno Ricardito è perdutamente innamorato della Niña Mala, una donna misteriosa, che appare e scompare in varie parti del Sud America e dell’Europa, utilizzando diverse identità, e giocando continuamente con i sentimenti degli uomini. Ci troviamo al cospetto di quel tipo di donna di cui non ci si dovrebbe mai infatuare, perché ti fa entrare in conflitto con te stesso, trascinandoti in una montagna russa di emozioni contrastanti e senza via d’uscita. È l’amore che fa più male e forse proprio per questo, il più forte che esista. Il lettore viene catapultato in una storia di passione, di rabbia, di ingiustizia, che dovrebbe farlo infuriare e che invece lo rende magicamente solidale e comprensivo con quanto accade. Oltre ai due protagonisti, ci sono altri personaggi che completano il  mosaico e conquistano il cuore di chi legge, come il bambino che si rifiuta di parlare, l’interprete intelligente raggirato dall’amore, la scenografa appassionata e ognuno di loro è fondamentale.

 

2 – Non sapevamo giocare a niente – Emma Reyes

Emma Reyes è una pittrice colombiana e questo è l’unico romanzo che ha scritto. È un epistolario, composto da 23 lettere che l’autrice spedì al suo amico Gèrman Arciniegas, dalla Francia alla Colombia, nell’arco di trent’anni. Il libro è stato pubblicato dopo la morte dell’autrice, che quindi, paradossamente non ha mai saputo di essere considerata una grandissima scrittrice.  Emma racconta i suoi primi anni di vita, da quando, a 4 anni, in un regime di povertà agghiacciante, insieme a sua sorella, di un anno più grande, senza un padre, e in compagnia di una donna che non si sa se fosse la mamma, visse reclusa in una stanza buia e maleodorante. Raramente le permettevano di uscire a giocare con altri bambini, e sempre in una discarica, in mezzo al fango. Per il resto del tempo,  costringevano lei e la sorella a lavorare. Forse nessuno di noi, avendo vissuto un simile inferno, avrebbe avuto la forza di raccontarlo a qualcuno, invece Emma l’ha fatto, con lo sguardo della bambina che era, con la curiosità che aveva a quel tempo, con lo stupore e l’incoscienza che si possono avere soltanto a quell’età.

 

3 – Ogni mattina a Jenin – Susan Abulhawa

Il romanzo ripercorre sessant’anni di storia palestinese, attraverso le vicende della famiglia Abulheja. Nel 1948 iniziò il calvario di un popolo che ancora oggi sembra non avere fine. All’inizio del romanzo, troviamo i protagonisti che vivono in una terra meravigliosa, dove la vita scorre serena, ma improvvisamente, tutto cambia. Arrivano contemporaneamente, l’occupazione, la morte, la frantumazione e l’abbandono. È una storia drammatica, spaventosa, insopportabile, un lungo e malinconico canto d’amore dedicato alla propria terra, in cui l’autrice, attraverso una scrittura sensuale e commovente,  prova a ricreare i colori, gli odori, i suoni di quella patria che le è stata strappata. Fantastiche le descrizioni dei luoghi amati e ricordati, gli approfondimenti del rapporto con i componenti della famiglia, persi o ritrovati, descritti attraverso pagine scritte come soltanto chi ama profondamente ciò di cui sta scrivendo, riesce a fare.

 

4 – Una vita come tante – Hanya  Yanagihara

Siamo tra Boston e New York, ai giorni nostri. Quattro ragazzi, con storie familiari totalmente diverse, si conoscono in un college e stabiliscono tra loro un legame che durerà per tutta la vita. Uno di loro, June,  in passato ha avuto un incidente che ha compromesso la sua capacità motoria e che gli provoca dolori insopportabili. Gli amici non sanno nulla dell’incidente e anche se June sembra non avere un passato, fingono per molti anni di ignorare i suoi problemi.  Intorno ai quattro protagonisti ci sono tanti altri personaggi, tutti fondamentali, a cominciare da Andy, il medico di June, Harold, Julia, Richard, ma pur essendo in gran numero, il lettore non li confonde mai tra di loro. La storia parla di amicizia, di sofferenza, di successo, di omosessualità, al coraggio, attraverso 1090 pagine che portano chi legge, a condividere l’amara storia di Jude, quasi come se fosse vera, perché a chiunque può capitare di vivere… una vita come tante.

 

5 – La famiglia Moskat – Isaac Bashevis Singer

Ecco il libro perfetto, quello che vorresti che non finisse mai e che quando ti accorgi che sta per finire, provi una tristezza infinita. Le storia si svolge in Polonia. Si parte all’inizio del ‘900 e si arriva fino all’invasione nazista. Vengono raccontate le vicende di una famiglia ebraica che ha in Meshulam Moskat il capostipite. Ogni personaggio è coccolato e scortato dal narratore mentre si muove intorno alla centralità della grande famiglia. Tutti vivono, cadono, si rialzano, si allontanano e si avvicinano, mentre i litigi, gli amori, i commerci e le feste, scorrono negli ambienti, negli sguardi e nelle atmosfere che si materializzano come per magia davanti agli occhi di chi legge. Oltre a narrare un’epopea spumeggiante, il romanzo è una pregiata testimonianza storica sulla vita degli ebrei orientali prima dell’Olocausto, sulle loro tradizioni e sulle problematiche sociali e politiche su cui l’antisemitismo di quegli anni iniziò la sua opera di persecuzione.

 

6 – La vita davanti a sé – Romain Gary

Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore perché era un eroe di guerra, oltre che un diplomatico e un regista cinematografico, ma il colpo di scena fu quando, pochi mesi dopo, si scoprì che Emile Ajar era lo pseudonimo che Gary aveva utilizzato per firmare il romanzo, “La vita davanti a sé”. Siamo di fronte a un capolavoro assoluto, a uno di quei libri che “bisogna leggere per forza”, dal quale fu anche tratto un film, che nel 1978, vinse l’Oscar per il miglior film straniero. È la storia di Momò, un bambino cresciuto nella periferia francese, in un desolato appartamento, popolato da figli di prostitute che non potendo tenerli con sé, li affidavano a Madamè Rosà, una ex prostituta ebrea scampata ai campi di concentramento che ha con il bambino un rapporto meraviglioso. In questo quartiere popolato da travestiti, spacciatori, venditori di tappeti, Momò riesce a prendere qualche buon insegnamento da ognuno di loro.

 

7 – I fratelli Ashkenazi – di Israel Joshua Singer

L’autore propone un affresco storico della Polonia di grande spessore e racconta la vita e l’espansione industriale in questa terra dalla metà ‘800 fino alla fine della prima guerra mondiale attraverso le vicende dei fratelli Ashkenazi. Vengono analizzate e sapientemente approfondite le vicende storiche che hanno attraversato quel paese da metà ottocento fino alla prima guerra mondiale, narrate dal punto di vista ebraico. Due fratelli gemelli, molto diversi tra loro, non si amano e in particolare, uno dei due, Max, costruisce la sua vita esclusivamente per primeggiare sull’altro. Il ragazzo  non sopporta suo fratello Jacob e ne invidia l’innata simpatia. Pur di arrivare allo scopo, che è quello di far soldi e primeggiare, distrugge ogni legame e quando si rende conto di aver sprecato la sua vita  e si propone di rimediare, nonostante i buoni propositi, si rende conto che non può ricomporre ciò che ha demolito, perché gli affetti non si possono ricostruire.

 

8 – Aspettando Bojangles – Olivier Bourdeaut

Un libro fantastico, suggestivo, folle, eccentrico e delicatissimo. 141 pagine è il numero perfetto per questo romanzo, perché la sua forza è proprio la brevità. Tutto inizia quando il padre e la madre del protagonista-bambino s’incontrano. Siamo di fronte a un piccolo condensato di amore e pazzia, in una famiglia a cui ogni lettore vorrebbe appartenere, in una storia che è come la vita stessa,  gioiosa, malinconica, tenera, spietata, a volte inaspettata, ma quasi sempre disorientante. Una storia magica nella sua drammaticità, che racconta un amore grande e delicato tra due persone non convenzionali, ricco di umorismo e malinconia, di grandi feste e solitarie sofferenze. Una famiglia originale e variopinta per un bimbo che cresce “fuori dalle righe”. Per lui tutto è vita, colori e sopratutto amore. La prima parte fa sorridere per le situazioni rocambolesche, ma proseguendo il riso diventa amaro, perché dietro al troppo “divertente” si nasconde una grande solitudine e nella parte finale è impossibile riuscire a trattenere le lacrime.

 

9 – Il mondo di ieri – Stefan  Zweig

Non capita spesso di imbattersi in un’autobiografia migliore di un libro di storia. Ci riesce alla grande Zweig, che racconta la sua vita attraverso le persone che ha incontrato e le vicende che ha vissuto, con una sensibilità e una lungimiranza eccezionali. Un viaggio nel tempo, che parte dalla magica Vienna dell’adolescenza, per concludersi a Londra, prima dell’esilio finale. Una galoppata attraverso cinquant’anni di storia che hanno determinato la nascita dell’Europa attuale. Qualcuno obbietterà che si tratta di un punto di vista condizionato dal ceto e dalla nazionalità dell’autore. Tuttavia, Zweig è talmente razionale nel valutare gli effetti di ogni evento, che riesce difficile non sposare la sua versione dei fatti. I costumi e gli stili di vita dell’ultimo Impero Austro-Ungarico, con l’approssimarsi della guerra, e la descrizione del periodo post Grande Guerra, sono definiti con una tale chiarezza, che nessuno può contestarne l’assoluta obbiettività.

 

10 – Uomini nudi – Alicia Gimenez Bartlett

In questo romanzo, tutti i personaggi sono cattivi, mentalmente deviati e diversi tra di loro, ma identici nella loro fragilità. Siamo di fronte a un piccolo grande capolavoro, che esplora i rapporti tra uomini e donne all’interno di una società fatta di piccole miserie. Una donna molto ricca, lasciata dal marito, incontra a pagamento un povero insegnante disoccupato. Le conseguenze sono imprevedibili. Un romanzo che sembra crudele, ma che non lo è per nulla. I protagonisti sono persone normali, la storia è molto divertente, nonostante la sua tragicità e l’epilogo assolutamente imprevedibile. L’autrice ha la capacità di ribaltare con grande naturalezza i tradizionali ruoli di genere e riesce a far entrare il lettore nella testa dei personaggi. Non è un romanzo erotico, come qualcuno lo vorrebbe presentare, ma è un romanzo coraggioso, vero, di quelli da digerire con calma, un romanzo sulla solitudine e sulla tristezza del ricevere senza dare, o senza donarsi.