La campagna contro le false recensioni, lanciata dal Sunday Times, è di quelle pesanti. Leggendo le gravissime accuse si pensa automaticamente che il fenomeno non soltanto esista, ma stia davvero raggiungendo dimensioni clamorose. Secondo il prestigioso giornale, i libri “truccati” che sarebbero arrivati ad occupare i primi posti nella classifica delle vendite on line sarebbe enorme e riuscirebbe a far raccogliere a questi bruttissimi e inutili testi, dal  5 al 10 per cento di tutte le vendite di libri on line, una cifra enorme di denaro rubato ai lettori e alla cultura.

Il quotidiano inglese afferma che ogni giorno nascono nuove Agenzie che propongono false recensioni agli autori. L’offerta è rivolta a coloro che pensano che auto producendosi e pagando fior di quattrini per ricevere queste recensioni inventate, diventeranno dei grandi scrittori. Magari queste persone lo fanno soltanto per uno spirito di rivalsa verso la vita o verso chissà chi, ma se è vero ciò che scrive il Sunday,  stanno commettendo un gravissimo errore, perché a fronte di un illusorio piacere temporaneo, comprometteranno per sempre i loro sogni futuri.

Eppure il  concetto è semplice: se nessun editore pubblica un determinato libro, non è perché gli addetti ai lavori sono stupidi, ma è perché il libro non è pronto per essere pubblicato. L’autocelebrazione delle proprie qualità non serve a molto, in nessun campo della vita. Una volta caduto nell’inganno, l’autore si infila in una spirale velenosa di sofisticazioni del prodotto che lo porterà nel tempo a compiere ogni azione, lecita o illecita che sia, per tentare  di giustificare la propria megalomania.

Amazon ha dichiarato che si è accorta del fenomeno e che sta cercando di emarginarlo utilizzando delle regole per accettare o meno le recensioni a 5 stelle.

Che dire. Mi auguro che il Sunday si sbagli e che mai nulla di falso inquini gli acquisti delle persone, perché i soldi non si trovano per terra e i lettori sono un bene prezioso e meritano il massimo rispetto.