Da qualche anno, in provincia di Bergamo, nella Val Seriana, di fronte all’Altopiano di Clusone, nel bel mezzo delle Alpi Oriobe, sul bordo della strada c’è un sentiero leggermente in salita, lungo circa trenta metri. Percorrendolo, si arriva alla “Cà di leber” (casetta dei libri), come viene comunemente chiamata nel dialetto locale. La struttura è volutamente identica a quella delle casette di legno descritte da Jack London nei suoi romanzi ed è accessibile a tutti, ogni giorno dell’anno, gratuitamente e a qualunque ora.

Circondati dai rumori della natura, gli unici al mondo che possono essere paragonati al silenzio, coloro che amano la lettura possono soggiornare al suo interno per leggere un libro.

Prima di entrare, è impossibile non riflettere sulla  frase di Dostojevskij affissa alla parete: “La bellezza salverà il mondo”, cui segue una dedica: “A Renzo Scandella e a tutti coloro che riempiranno questa casa”

Ma chi è Renzo Scardella?

Tutto iniziò nel 2010, quando in occasione di una serata di gala, nella vicina località di Paré di Fino del Monte, a 1.200 metri di quota, il drammaturgo Marco Paolini fu ospitato per recitare “Uomini e cani”, un brano ispirato all’opera di Jack London. Per l’occasione, Renzo Scandella, il titolare dell’albergo Baitella, noto per la sua passione per la falegnameria, costruì una casetta di legno.

La serata ebbe un successo clamoroso e assistettero allo spettacolo  più di 3.000 persone. Paolini fu talmente colpito da quella costruzione che chiese a Scandella di costruire per se stesso, a casa sua, ad Asiago, una casetta identica.

Di fronte a tanto entusiasmo, a Stefano Savoldelli, assessore alla Cultura e vicesindaco del comune di Songavazzo e al sindaco Giuliano Covelli, venne in mente l’idea di far costruire  una casetta di Jack London anche a Songavazzo, per utilizzarla come luogo dedicato alla lettura e aperto a tutti.

Da allora, chiunque accede al suo interno si trova di fronte a centinaia di libri che chiedono soltanto di essere letti.
Che dire. Se abitassi in quella zona, andrei molto spesso a leggere un bel libro nella Cà di leber e alla fine della lettura, come fanno tutti, mi preoccuperei di lasciare l’ambiente in condizioni perfette, per permettere al prossimo ospite di godere a pieno della pace di quel luogo magico. Del resto, nonostante la libertà d’accesso, nessuno si è mai permesso di profanare la casetta, tranne una persona che ha scritto “Ti amo” sulla panchina che si trova prima dell’ingresso.