Dalle considerazioni che ho letto la settimana scorsa sulla seconda puntata della miniserie “Chi è lo scrittore?” emerge una certezza: Lo scrittore è una persona che ha una voglia irrefrenabile di raccontare una storia in modo perfetto.

In questa terza puntata cercheremo di analizzare il rapporto che ha lo scrittore con le storie che racconta.

Per un vero scrittore non ha tanta importanza chi leggerà le sue storie. Per lui una storia è soltanto una storia, che può dirci tutto o lasciarci indifferenti, ma sa che la sua storia arriverà al lettore soltanto se sarà scritta bene, ma davvero bene. Solo così, anche se non racconterà nulla di nuovo, riuscirà a trasportare prima se stesso e poi l’eventuale  lettore, in un posto che pur non avendo un senso apparente, gli lascerà dentro qualcosa di importante.

Quindi è la qualità della scrittura che trasforma un semplice scrivente in uno scrittore.

Io leggo molto, e di storie scritte davvero bene me ne capitano si e no una all’anno. Quindi, oggi che ho 56 anni (per l’esattezza domani), so con certezza che ogni anno conoscerò almeno un vero scrittore, uno il cui romanzo vale oro, come è giusto che sia.
Ma lo scrittore vero, a mio parere, e non parlo di me (magari 🙂 ), si distingue anche per tanti altri motivi. Per esempio, non ha mai la speranza che il suo lavoro venga pubblicato, ne è assolutamente certo, ancor prima di consegnarlo. Non lo manda mai a 10 editori, ma solo ad uno. E’ lui che regala qualcosa al mondo, e lo sa benissimo. Non ha bisogno di verifiche, di un sogno in cui credere, perché è lui stesso il sogno in cui crede. Il suo lavoro non necessiterà mai di ulteriori revisioni, perché tutte quelle che ci volevano le ha già fatte. Il suo manoscritto è perfetto. Nessuno dovrà giudicare la sua opera, perché solo lui sa quando è pronta, e non ha mai dubbi o incertezze in merito, altrimenti non è un vero scrittore.

Ci sono milioni di storie che potrebbero essere raccontate. La storia della nostra vita, quella di chi ci vive accanto, dei nostri vicini e conoscenti. Tutte meritano, ma ben poche hanno l’onore di essere regalate al mondo da un vero scrittore.

Molti aspiranti scrittori sono convinti che basti buttar giù una storia su un pezzo di carta, per scrivere qualcosa che meriti attenzione. Non è così. Lo scrittore non si chiede mai se la storia che intende raccontare serva a qualcosa, se abbia un senso scriverla, non fa selezione, ma semplicemente la scrive. Dalla penna di uno scrittore vero esce sempre una storia meravigliosa, a prescindere dalla storia stessa.

In fondo la scrittura somiglia alla musica, è immateriale. Le parole di uno scrivente sono come le chiacchiere, come il brusio di fondo, non sono male, ma non saranno mai musica.

Scrivere non è avere qualcosa da raccontare, ma è raccontare qualcosa in modo sublime. Scrivere è un po’, come diceva il grande Michelangelo, liberare l’opera dal sasso dove si trovava prigioniera.

Ricapitolando. Per lo scrittore va bene qualsiasi storia, basta che sia scritta con umiltà, con tanta pazienza, e animati da una curiosità infinita.  Non si dovrebbe mai uccidere una storia, per sottometterla alla fantasia. Il segreto è lasciarla scorrere felice. E’ lei la regina incontrastata, e va difesa, protetta, ripulita dalle impurità, come si fa con un diamante grezzo. Solo chi ha rispetto per la  storia che ha la fortuna di raccontare, riuscirà a far nascere i personaggi, rendendoli autentici e interessanti, pur avendoli inventati.

Lo scrittore in fondo è una persona dotata di  profonda umiltà e di un desiderio insaziabile di condividere con tutti il suo immenso amore per la perfezione.