Eugenio Montale nacque a Genova, il 12 ottobre del 1896. La famiglia apparteneva alla media borghesia dell’epoca e conduceva una vita agiata. Il papà era socio di una ditta che importava prodotti chimici dall’estero.

A diciotto anni, nel 1914, si diplomò come ragioniere e nel 1917 partecipò alla prima guerra mondiale.

Nel 1920 conobbe Anna degli Uberti, la donna che ispirò gran parte delle sue poesie.

Nel 1922 pubblico sulla rivista Primo tempo, la sua prima raccolta di poesie, dal titolo “Accordi”.

Nel 1925 l’editore Gobetti pubblicò la sua raccolta di poesie, dal titolo “Ossi di seppia” e diventò amico del grande Italo Svevo, di cui contribuì a diffondere le opere.

Come tutti i figli di quel tipo di famiglie, Eugenio iniziò a lavorare dopo i trent’anni, quando, nel 1927 venne assunto come redattore alla Bemporad, una nota casa editrice di Firenze. Due anni più tardi, dopo essersi trasferito in Toscana, divenne il Direttore della prestigiosa  Biblioteca del gabinetto Vieusseux, dove lavorò per quasi 10 anni, quando fu cacciato per essersi rifiutato di sottoscrivere la tessera di adesione al partito fascista.

Nel 1938 andò a vivere con una donna sposata che frequentava da tanti anni, di nome Drusilia Tanzi, colei che sarebbe divenuta sua moglie. Alla fine della seconda guerra mondiale si iscrisse al Partito d’azione e partecipò attivamente al Comitato di liberazione nazionale.

Tra i suoi amici spiccano il critico letterario Gianfranco Contini, il  sommo poeta inglese Thomas Eliot, e Irma Brandeis, una studiosa americana, anche sua amante, che influirono tantissimo nell’avvicinare l’autore a Dante e al metodo poetico allegorico.

Nel 1948 si trasferì a Milano, dove svolse, con grande successo, il ruolo di redattore per il Corriere della Sera.  L’anno successivo al suo arrivo nella capitale lombarda, Montale si innamorò della giovane poetessa Maria Luisa Spaziani. Con l’ingresso nel mondo del giornalismo, Montale conobbe il vero volto della nuova realtà industriale che stava invadendo inesorabilmente la quotidianità dell’uomo moderno. Durante quel periodo l’autore viaggiò tantissimo, tra  Europa, Israele, Medio Oriente e Stati Uniti, e quei viaggi accrebbero la sua delusione nei confronti del mondo moderno, vittima di una scriteriata glorificazione dei fenomeni di massa, che a suo parere, avrebbero inevitabilmente portato alla distruzione della poesia. La delusione nel vedere e capire la direzione che aveva preso l’umanità determinò, dopo la pubblicazione della sua raccolta di poesie ”La bufera” nel 1956, dieci anni di assoluto silenzio letterario.  Nel 1962 finalmente sposò Drusilla Tanzi, ma la donna morì l’anno successivo. A causa di questo doloroso lutto, nel 1964, il poeta riprese a scrivere poesie, e l’anno dopo fu ospite d’onore al Convegno internazionale su Dante.

Nel 1967, dopo aver ottenuto la prestigiosa ha ricevuto la laurea honoris a Cambridge fu nominato senatore a vita, in Italia.

Nel 1975 vinse il premio Nobel per la letteratura.

Morì sei anni dopo, a Milano, all’età di 84 anni, il 12 settembre 1981.

Bibliografia: Ossi di seppia 1925 – La casa dei doganieri e altri versi 1932 – Poesie 1938 – Le occasioni 1940 – Finisterre 1941 – Quaderno di traduzioni 1948 – La bufera e altro 1956 – Farfalla di Dinard 1956 –  Xenia 1966 – Auto da fè, cronache in due tempi 1969 – Fuori di casa 1969 – Satura 1971 – Nel nostro tempo 1972 – Diario del’71 e del ’72 -1973 – Sulla poesia 1976 – Quaderno di quattro anni 1981 – Diario postumo 1991 – Diario postumo, 66 poesie e altre 1996 (Alcuni studiosi ne hanno messo in dubbio l’autenticità).