Francis Scott Key Fitzgerald nacque il 24 settembre 1896 a Saint Paul (Minnesota, USA), da una famiglia di origine irlandese. Il papà non era molto fortunato e spesso perdeva il lavoro. Per questo motivo, in famiglia i soldi erano pochi e se non fosse stato per il nonno materno, Francis e la sua sorellina Annabell non sarebbero riusciti a proseguire gli studi. Nonostante ciò, lo scrittore, pur frequentando l’università di Princetown, non riuscì a laurearsi, soprattutto perché quando scoppio la prima guerra mondiale, si arruolò come volontario nell’esercito, pur non prendendo parte attivamente al conflitto.

Le sue grandi doti letterarie emersero fin dall’adolescenza e già all’età di 15 anni, pubblicò il suo primo racconto, “Il mistero di Raymond Marge“. Da allora non si fermò più e divenne senza alcun dubbio, il maggiore esponente della letteratura americana degli anni Venti.

Esordì nel 1920, con il romanzo “This side of paradise”, che ebbe un grande successo e gli fece guadagnare tantissimi soldi, grazie ai quali si sposò con Zelda Sayre, che aveva conosciuto a Montgomery, in Alabama, e rappresentava proprio quel modello di ragazza americana descritto in tutti i suoi racconti.  .
Nel 1922, pubblicò “Belli e dannati” e i “Racconti dell’età del jazz”. Nel 1925 fu la volta de “Il grande Gatsby”, considerato da tutti, il suo romanzo migliore. L’anno successivo pubblicò la raccolta di racconti “Tutti i giovani tristi”.

Le pubblicazioni riscontrarono un enorme successo e gli permisero di condurre una vita spensierata fra New York, la Costa Azzurra e Parigi, ma nel 1929 arrivò inesorabile la crisi economica e tutto cambiò. In Costa Azzura, la moglie si invaghì di un aviatore e per la forte delusione, Scott iniziò a bere, finendo spesso per essere coinvolto in risse da strada. La mancanza di denaro, unita alla pazzia della moglie, internata nel 1934 e la preoccupazione per l’educazione della figlia Scottie, nata nel 1921, portarono Fitzgerald a bere sempre più sconsideratamente e ad avere un fortissimo esaurimento nervoso.

Nonostante la situazione a dir poco infelice, nel 1934, pubblicò “Tenera è la notte” un  romanzo che però non ebbe il riscontro desiderato da parte di critica e pubblico, contribuendo ancora di più ad abbattere l’entusiasmo dell’autore.

La situazione precipitò e Fitzgerald si ammalò di tubercolosi, ma fortunatamente, nel 1937, accettò un incarico di 18 mesi  come sceneggiatore a Hollywood e si innamorò di una giornalista, ma proprio quando sembrava aver risolto i suoi problemi fisici e psicologici, il 21 dicembre 1940, morì a soli 45 anni, a causa di un violento attacco cardiaco. Aveva da poco ripreso a scrivere e stava ultimando un romanzo dal titolo “Gli ultimi fuochi”, pubblicato postumo nel 1941 e oggetto, come “Il grande Gatsby”, di una versione cinematografica. In quest’ultimo romanzo, paradossalmente, lo scrittore analizzò la sconfitta di un uomo geniale e leggendolo si ha la netta sensazione che questo libro sia stato il suo testamento.

Dopo la morte, il pubblico e la critica lo rivalutarono, fino ad arrivare a ritenerlo uno tra i più grandi autori del Novecento.

Che dire. Fitzgeralod ha avuto, forse come nessun altro, la grandezza di proporre in termini lirici, afferrando e descrivendo in modo chiaro e schietto, le incoerenze e la tenebrosa profondità sentimentale della società americana, dominata dal dio denaro e incapace di conseguire il “sogno” che l’aveva generata.