Negli anni settanta, la notizia dell’uscita sul mercato di un best seller faceva tanto rumore. In tutti noi si scatenava una curiosità immensa e in tanti correvamo a comprarlo. Si trattava sempre di un capolavoro letterario, la cui consacrazione derivava esclusivamente dal fatto che coloro che l’avevano letto per primi erano poi andati in giro a decantarne la bellezza. Così, dopo anni di passaparola, quel romanzo si trasformava in un best seller, in modo naturale, per puro merito.

Erano libri molto rari e quando succedeva, accadeva sempre molti anni dopo che erano stati pubblicati. Era una gara alla pari. Gli autori avevano le medesime identiche probabilità che il loro libro fosse venduto al pubblico. Il gradimento della gente faceva il resto. Il popolo era sovrano.

Bei tempi! Oggi un best seller è un prodotto creato a tavolino, dove il passaparola, oltre a essere garantito da campagne pubblicitarie mirate, su scala mondiale, avviene soltanto perché il prodotto è contraddistinto da precisi connotati, studiati sempre a tavolino, come ad esempio la narrazione di una storia facilmente comprensibile, scritta in modo tecnicamente perfetto, anche per garantirne una comoda traduzione in tutte le lingue. L’argomento trattato, quando non basta la fama dell’autore a garantire il successo, dovrà seguire rigorosamente la moda letteraria del momento, indotta artificiosamente attraverso i Social e i Media, tipo vampiri, maghi, licantropi, fate, etc.

Queste caratteristiche, unite ad un enorme budget pubblicitario, oltre alla capillare distribuzione del prodotto, trasformano il best seller in un oggetto perfettamente preconfezionato per essere venduto nella quantità prevista dal piano editoriale. Poco importa se nessuno lo leggerà mai.

Siamo  arrivati alla fine della letteratura, ai romanzi su commissione. Attraverso i social si stabilisce il numero esatto di potenziali acquirenti e, una volta individuati, i malcapitati vengono letteralmente bombardati da piccoli e quasi invisibili spot. L’aggressione mediatica si completa infine negli spazi pubblicitari presenti in tv, nei loro programmi preferiti. E’ scientificamente provato che grazie all’analisi puntuale dei dati di utilizzo dei social, i famosi algoritmi, un certo numero di utenti certamente crollerà, e si convincerà ad acquistare il falso best seller indicato, anche magari soltanto per fare un regalo. Appena uno dei “bombardati” desidererà comprarlo, il libro sarà già presente già da settimane in tutte le librerie del mondo, tradotto in ogni lingua. Cliente potenziale, colpito e affondato. Il gioco è fatto!

Per sintetizzare la differenza tra il classico best seller e il moderno, direi che mentre prima era tutto vero, con la conseguente cultura che  trasmetteva e che veniva recepita dai lettori,  oggi il libro è  soltanto un oggetto di mercato virtualmente e brillantemente costruito a tavolino.

Che dire. L’uomo, che nei secoli si è formato culturalmente con i veri grandi e inimitabili best seller del passato, oggi è costretto a uniformare la propria cultura, piegandola ai voleri del Dio Denaro e poco importa se quel bel librone di 500 pagine finirà ad ammuffire in una libreria o diventerà carta da macero, oppure, anche se già sarebbe meglio, servirà soltanto a sostituire la gamba spezzata di un vecchio e romantico comodino in legno massello.