Dalle ricerche che ho effettuato emerge in modo netto e chiaro che lo scrittore e illustratore statunitense Henry Darger (1892-1973) ha scritto il romanzo più lungo di tutti i tempi e che lo ha fatto per pura passione, visto che è stato ritrovato e pubblicato dopo la sua morte.  Per scrivere le 16.000 pagine che compongono il testo, l’autore ha impiegato più di 7 anni e leggendo il titolo si capisce anche il motivo “The story of the Vivian girls, in What is known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco-Angelinnian War Storm, Caused by the Child Slave Rebellion” che tradotto in italiano, vuol dire più o meno: “La storia delle ragazze di Vivian, conosciuta anche come i regni dell’Iranzo, della tempesta della guerra Glandeco-Angelinniana, causata dalla ribellione degli schiavi bambini”. Nessuno è finora riuscito a terminarlo.

Il motivo per cui Henry abbia scritto questo libro è ignoto. Era un tipo solitario e nel 1973, una vicina di casa, insospettita perché non lo vedeva da diversi giorni, aprì la porta del suo appartamento e lo trovò morto, con accanto questo immenso manoscritto di cui l’autore non aveva mai parlato con nessuno.

La storia della letteratura è piena di romanzi molto lunghi, alcuni famosissimi, altri meno. Si passa dal  capolavoro di Marcel ProustAlla ricerca del tempo perduto,  pubblicato in 7 volumi tra il 1913 e il 1927, al meno conosciuto ma altrettanto lungo “Artamène” dei  fratelli Madaleine e Georges de Scudèry, un romanzo storico pubblicato in 10 volumi tra il 1649 e il 1653. Poi, ce ne sono tanti altri, tra cui “Missione Terra” di L. Ron Hubbard, pubblicato in 10 volumi, per un totale di quasi 4000 pagine, che racconta la storia di un popolo alieno che invade la terra, “Clarissa” di Samuel Richardson, 1.534 pagine attraverso le quali viene raccontata la vita della donna che dà il titolo all’opera, oppure “Poor Fellow My Country” di Xavier Herbet, 1466 pagine, “Miss Macintosh, my Darling” di Marguerite Young, 1198 pagine,  Atlas Shrugged di Ayn Rand, 1286 pagine e per finire in bellezza, le 1.088 pagine di “Infinite Jest”, scritto da David F. Wallace e forse il più letto tra i citati.

Gli autori che ho nominato però sono tutti morti. Tra i viventi, il primato spetta senz’altro a Kausgard, uno scrittore norvegese, autore del romanzo “La mia lotta, che ha avuto un notevole successo in patria. Si tratta di un diario ossessivo di se stesso racchiuso in 6 volumi, per un totale di 3500 pagine, in cui lo scrittore scandinavo dimostra che la banalità del quotidiano prende sempre il sopravvento su ognuno di noi.

Che dire. Penso che le domande tipo qual è il libro più corto (Umberto Eco dice che è “Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí” di Augusto Monterroso), il più caro o il più venduto, rispondano a legittime curiosità popolari e contribuiscano a invogliare le persone alla lettura, poiché umanizzano il libri e li rendono più simili agli esseri viventi.