Come la matematica, anche la lingua italiana è una scienza esatta. Le regole sono precise, e scrivere senza rispettarle significa commettere degli errori grammaticali. Per chi scrive per diletto, come gli utenti dei social, sbagliare non è una tragedia, ma per chi ha l’ambizione di essere uno scrittore è obbligatorio non commettere neanche un errore, mai.  Il testo più interessante del mondo “crolla” quando contiene al suo interno degli errori, anche se sono pochissimi, perché è inaccettabile la presunzione di scrivere un libro, senza conoscere perfettamente la grammatica.

La grammatica è una disciplina della linguistica che ha il compito di raccogliere tutte le regole necessarie per la corretta costruzione delle frasi e delle  parole.  Molti sono convinti di conoscerla perfettamente, ma non è così. Nessuno è al riparo, nemmeno chi con la scrittura ci lavora.

Vi potrà sembrare strano, ma scrivere “un” senza apostrofo davanti ad un sostantivo femminile, oppure “qual è” con l’apostrofo, o peggio ancora “perché”  senza l’accento acuto, un qui o un qua con l’accento, può compromettere, spesso definitivamente, la possibilità che il proprio lavoro venga pubblicato da una casa editrice. Ma anche un uso scorretto delle maiuscole, che si utilizzano esclusivamente dopo il punto e per i nomi di persona, le ricorrenze, i secoli, gli enti, i titoli nobiliari, e tutti i luoghi geografici, può determinare un’inappellabile bocciatura.

Bisogna stare molto attenti. Se non si è sicuri del significato di una determinata parola, conviene non usarla.

Questi però sono soltanto i capisaldi. Si possono commettere davvero tanti errori. Per esempio molti sbagliano ad usare la parola affatto. Affatto significa interamente. Sarebbe preferibile non usarlo in senso negativo; “non mi è affatto simpatico” non suona bene. Dopo affinché c’è sempre il congiuntivo, “Insisto affinché tu decida di venire con noi.”. Altro errore che si commette spesso è scrivere “Sei stato buono, per cui ti regalo una caramella”. Non va bene. La forma corretta è “Sei stato buono, perciò ti regalo una caramella”. Non usare “invece” dopo “mentre”. Il superlativo di acre è acerrimo, di integro è integerrimo, di misero è miserrimo. Le ridondanze vanno evitate, perché più che errori, sono orrori grammaticali.

Altro punto dolente è la punteggiatura. Da essa dipende il grado di leggibilità di ciò che si scrive e per questo motivo non è soggetta a regole ben precise, a parte forse che non si mette mai la virgola tra il soggetto e il verbo.

Ma gli errori possono essere tanti. “Fa e do” con l’accento, non esistono. “Se” ha l’accento soltanto quando è usato come pronome riflessivo. “Da” si scrive con l’accento solo in terza persona presente, singolare. Es: “Francesco  mi dà una mela.”. “Tuttora” si scrive tutto attaccato. Va bene sia “ha piovuto” che “è piovuto”. “Accelerare” si scrive con una elle. Si scrive “capro espiatorio” e non capo espiatorio. A fianco significa “a lato di”, mentre affianco è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare.

Che dire. Pensare di poter scrivere un libro senza conoscere la grammatica è come pensare di poter comporre musica senza conoscere le note. Ogni errore è una stonatura, e ne basta uno a rovinare il giudizio.