La biblioteca è fatta di scaffali pieni di libri e di tante persone che leggono avvolte da un silenzio quasi sacro. Nei secoli, ha sempre rappresentato il prototipo dell’ambiente immutabile, quasi impossibile da immaginare in modo diverso, ma da circa trent’anni, dall’avvento della realtà virtuale, il mondo esterno sta cambiando con una velocità talmente straordinaria che inevitabilmente ogni cosa verrà coinvolta, comprese le biblioteche.

Ormai, quasi tutti i testi nascono direttamente come file multimediali e i giovani sono sempre più abituati a leggere utilizzando supporti digitali spesso connessi a internet. Di fronte a questa evoluzione è facile immaginare le biblioteche del terzo millennio saranno piene di maxischermi da utilizzare per rintracciare e sfogliare in tempo reale qualunque tipo di documento. Attraverso i tablet personali sarà possibile prendere appunti e fare ricerche di ogni tipo, senza più perdere tempo a cercare volumi tra polverosi scaffali. Probabilmente la pagina scritta, fino ad oggi oggetto di culto e di venerazione da parte di studiosi e appassionati, si trasformerà in un elemento virtuale da vivisezionare in pochi istanti in ogni sua componente, con la possibilità di abbinare ad essa tantissime immagini e video correlati, amplificando all’infinito la classica esperienza della lettura.

Ma allora non c’è scampo per le tanto amate biblioteche? Davvero dobbiamo rassegnarci all’idea che inesorabilmente scompariranno i bibliotecari, sostituiti da invisibili responsabili della rete, presumibilmente ingegneri o architetti?

Probabilmente sì e ad avvalorare questa tesi ci vengono in aiuto alcune futuristiche istallazioni fatte di recente, come ad esempio la nuova sala lettura inaugurata nell’ala Est della biblioteca François-Mitterrand, dotata di un enorme schermo che permette ai visitatori di accedere con un solo tocco a tutte le collezioni digitali presenti. La sala si chiama “Le labo Bnf” ed è collegata ai social in modo da permettere rapide interazioni con utenti remoti, mentre un’intelligenza artificiale di nome “compagno” conduce virtualmente gli utenti lungo i vari percorsi di ricerca e di lettura.

Poi c’è BiblioTech, la prima biblioteca interamente digitale. Si trova in Texas, a San Antonio ed è un vero e proprio Apple Store, in cui al posto dei libri ci sono tablet, ebook reader e pc. Oltre ad utilizzarli, gli utenti possono anche prendere in prestito gli e-reader per 14 giorni, dopodiché gli apparecchi si scaricano automaticamente. All’interno di questa nuova biblioteca, al posto dei classici bibliotecari ci sono tecnici che insegnano alle persone come utilizzare al meglio i dispositivi elettronici.

Se è innegabile che con la modifica e l’enorme riduzione dello spazio fisico per la conservazione del libro, si perderà quella che è stata una delle componenti essenziali della cultura, la dimensione magica della ricerca tra gli scaffali per curiosare, è altrettanto innegabile che la digitalizzazione dei testi, degli archivi e dei materiali di ricerca conservati nei grandi server della rete faciliterà enormemente la condivisione del sapere e renderà molto più semplice realizzare uno dei più grandi sogni dell’umanità: creare un unico contenitore in cui far convergere tutte le biblioteche del mondo.

Viene da chiedersi cosa succederà quando il progressivo sviluppo dell’informatica e delle tecnologie ad essa correlate permetterà di eliminare la tastiera e di comandare le funzioni di ricerca e persino la scrittura semplicemente con la voce. A quel punto, ogni testo sarà libero da qualunque vincolo posizionale e le biblioteche potrebbero persino non avere più ragione di esistere, se non come musei.