Gli scrittori sono sognatori e a differenza degli altri, hanno un bisogno irrefrenabile di regalare i loro sogni a chiunque desideri conoscerli. A loro non interessa che i lettori siano uno o cento milioni, ma importa soltanto che siano felici.

Ogni autore è ossessionato da questo bisogno, al punto da inventarsi manie e riti da rispettare, per non correre il rischio di non essere all’altezza del compito che si è prefissato.

Uno scrittore non pensa mai ai soldi che guadagnerebbe dalle vendite di un suo lavoro. Se fosse per lui, lo stamperebbe e lo regalerebbe a tutti, pur di vederli felici.

La storia della  letteratura ci racconta  spesso di grandi scrittori ossessionati da piccole e grandi manie. In questo articolo ho cercato di riassumerne alcune, senza pretese storiche di alcun tipo, ma soltanto per scherzare un po’.

  • John Steinbeck – Lo scrittore americano (1902-1968) scriveva esclusivamente con una delle dodici matite che teneva sempre perfettamente allineate sulla scrivania. Le sue mani erano diventate callose a causa della forma esagonale delle matite e dell’uso smodato che ne faceva, al punto che l’editore dell’epoca gliene regalò altre 12, ma stavolta, rotonde.
  • James Joyce – L’autore irlandese (1882-1941), a causa della vista molto debole, scriveva sdraiato a letto, utilizzando una matita molto spessa e indossando sempre un cappotto bianco, in modo da riflettere la luce sul foglio.
  • William Failkner – Lo scrittore americano (1897-1962), Nobel nel 1949, riempiva le pareti di schemi, fino a saturare ogni spazio disponibile. Soltanto quando aveva terminato, trovava l’ispirazione per scrivere i suoi romanzi.
  • Immanuel Kant – Il filosofo tedesco (1724-1804) faceva una passeggiata ogni giorno, alla stessa ora, qualunque fossero i suoi impegni.
  • Virginia Woolf – L’autrice inglese (1912-1941) scriveva in piedi, su un piano inclinato e usava tre colori, verde, blu e rosso, senza mai scrivere per più di due ore e mezza al giorno.
  • Gabriel García Márquez – Lo scrittore colombiano, naturalizzato messicano (1927-2014), premio Nobel nel 1982, trovava l’ispirazione da un fiore giallo che amava tenere accanto a sé, mentre scriveva.
  • Joyce Carol Oates – La scrittrice americana (nata nel 1937) conserva tutti i suoi testi in una cassetta antincendio.
  • Haruki Murakami – Lo scrittore giapponese (nato nel 1949) scrive tra le 6 e le 10 del mattino e passa il resto della giornata svolgendo attività fisica, ascoltando musica e leggendo. La sera va a dormire sempre alle 21.
  • Louisa May Alcott – L’autrice americana (1832-1888) era dipendente dall’oppio e si ritiene che tale sostanza abbia ispirato tutta la sua produzione letteraria.
  • José Saramago – Lo scrittore portoghese (1922-2010), Nobel nel 1998, non scriveva mai più di due pagine al giorno.
  • Marcell Proust – L’autore francese (1871-1922) fece rivestire di sughero le pareti della stanza dove componeva i suoi romanzi in modo da isolarsi da ogni rumore. Scriveva soltanto di notte, sdraiato sul letto.
  • Jack Kerouac – Lo scrittore americano (1922-1969) scriveva sempre su un taccuino tascabile e fin da ragazzo aveva utilizzato taccuini su cui aveva inventato una partita di baseball alla quale giocava continuamente.
  • George Gordon Byron – Il poeta inglese (1788-1824) conservava in buste separate ciuffi di peli intimi delle proprie conquiste femminili. Si dice che fossero quasi 300 e che ispirassero le sue poesie.
  • Mark Twain – Lo scrittore statunitense (1835-1910), prima di cominciare a scrivere, si vestiva rigorosamente con abiti eleganti, come se dovesse partecipare a un ricevimento.
  • Vladimir Nabokov – Lo scrittore russo (1899-1977) riteneva l’automobile l’unico luogo adatto per scrivere i suoi romanzi, perché lo faceva sentire isolato dal resto del mondo.
  • Friedrich Schiller, il poeta scrittore tedesco (1759-1805) aveva sempre il cassetto della scrivania dove lavorava pieno di mele marce. Senza quell’odore non riusciva a trovare la concentrazione per comporre le sue opere.
  • Truman CapoteLo scrittore americano (1924-1984) non lasciava mai più di due mozziconi di sigaretta nel posacenere, a costo di infilarli nella tasca della giacca, e non iniziava o terminava mai un lavoro di venerdì, oltre ad avere una vera e propria fobia per il numero 13. La terza bozza dei suoi romanzi la scriveva sempre su carta gialla.
  • Henry Miller – Lo scrittore americano (1891-1980) aveva addirittura scritto gli 11 comandamenti da rispettare e li seguiva rigorosamente. Suggestivo il terzo, che si contraddiceva: “Non essere nervoso. Lavora con calma, con gioia, con coraggio o come ti pare.”. Fantastico il decimo: “Dimentica i libri che vorresti scrivere e pensa solo al libro che stai scrivendo.

Che dire. La lista potrebbe continuare all’infinito, ma  il concetto non cambierebbe. Chi scrive ha troppa paura di deludere i lettori ed è forse per questo che si crea delle manie per illudersi di essere onnipotente.