L’Intelligenza Artificiale è un sistema non naturale in grado di riprodurre  le capacità umane nello svolgimento di attività “intelligenti”.

Non è un mistero che da quasi 400 anni l’uomo sia attratto dall’idea di creare apparecchi in grado di svolgere attività pensanti al proprio posto.  La prima creazione riconducibile a un’intelligenza artificiale fu la “pascalina”, una macchina a ruote dentate che permetteva di svolgere addizioni e sottrazioni, inventata e costruita da Blaise Pascal, un magistrato e matematico francese, nel 1642.

L’espressione “Artificial Intelligence” fu adoperata per la prima volta tre secoli più tardi, dal professor John McCarthy, nel 1956, durante una conferenza in cui il luminare dimostrò che le macchine, se opportunamente programmate, potevano tranquillamente giocare a scacchi o dimostrare complessi teoremi, ammettendo però che il cervello umano è dotato di immaginazione e di intuito, caratteristiche che le macchine non potevano possedere.

Nel corso degli anni, si sono sviluppati sistemi artificiali in grado di evolversi e di insegnare a se stessi a quale genere appartengano i nuovi oggetti che si trovano a dover riconoscere, senza la necessità di alcun intervento umano.

Recentemente, l’Human Computer Iteraction (HCI), l’azienda più potente al mondo nel campo della realizzazione di intelligenze artificiali, ha sviluppato applicazioni informatiche capaci di interagire con gli utenti,  permettendo alle macchine di riconoscere i vari stati psicologici degli utenti e di tenerne conto, sia nello scegliere prodotti di cui proporre l’acquisto, che nel fornire consigli su come scrivere un’e-mail o come scegliere il libro giusto, o per suggerire ristoranti nelle vicinanze, o anche per mostrare i risultati delle squadre dello sport preferito, e tanto altro ancora. Il server si aggiorna e si arricchisce di giorno in giorno e si avvicina sempre di più l’avverarsi delle previsioni che alcuni illustri letterati avevano fatto nei secoli scorsi.

Già nell’800 alcuni scrittori avevano capito l’incredibile sviluppo che avrebbero compiuto le macchine, al punto che Giacomo Leopardi, nel 1820, scrisse che era non era lontano il momento di lasciarsi alle spalle le passioni umane per prepararsi alla creazione dell’uomo meccanico dalle parti cambiabili, in modo da privarlo della morte.

Da allora, sono stati davvero tanti gli scrittori che hanno inventato storie in cui Robot dotati di sentimenti erano i  protagonisti indiscussi del futuro dell’umanità e il più chiaroveggente di tutti, forse è stato Isaac Asimov, che disse la famosa frase:  “Come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi che preferisco morire come uomo che vivere per tutta l’eternità come macchina”.

In occasione della presentazione de “L’uomo Bicentenario”, un testo fantascientifico che scrisse nel 1976, Asimov illustrò le tre leggi, il cui rispetto, a parere dell’autore, sarebbe stato fondamentale per evitare il rischio che in futuro le macchine poptessero prendere il sopravvento sul genere umano:

1 – Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2 – Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3 – Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Che dire. Ultimamente mi capita sempre più spesso di ricevere pubblicità che sembrano confezionate per me da qualcuno che mi conosce molto bene. La cattiva sensazione è che quando non compro il prodotto proposto, l’azione di questo “sconosciuto grande amico virtuale” nei miei confronti si faccia sempre più insistente, sfiorando i limiti dell’arroganza e della prepotenza. Spero proprio di sbagliarmi.