Philip Roth nasce a Newark, nel New Jersey, il 19 marzo del 1933. Oggi ha 84 anni ed è considerato dalla maggioranza dei lettori e dei critici il più grande scrittore vivente. I motivi sono tanti, ma tre su tutti: la capacità narrativa fuori dal comune, l’abilità nel riuscire a creare il giusto mix tra immaginazione e realtà e soprattutto la maestria nel far emozionare e contemporaneamente riflettere, il lettore.

Pur essendo autobiografici, tutti i suoi romanzi sono conditi di fantasia, in  dosi spesso talmente massicce da oscurare l’autobiograficità dei testi. Nei suoi romanzi utilizza un alter ego per impersonare se stesso. Questo personaggio si chiama Nathan Zucherman che nonostante Roth dichiari di utilizzarlo per dire la verità su se stesso, in realtà condisce le sue azioni e le sue frasi di situazioni completamente dettate dalla fantasia.

Philip è figlio di ebrei rigorosamente osservanti e nei suoi primi romanzi emerge chiaramente la forte ribellione nei confronti della tradizione ebraica e della rigida educazione che quella religione impone ai giovani, soprattutto dal punto di vista sessuale. Ci scherza a tal punto da diventare addirittura comico in alcune parti dei suoi primi romanzi, che a volte si spingono fino a sconfinare in un erotismo quasi pornografico.

Il periodo di ribellione termina quando l’autore scrive “Patrimonio”, un romanzo in cui racconta la morte di suo padre. Da quel momento in poi parte la fase del Roth autore di capolavori letterari, come “Pastorale Americana” e “Il teatro di Sabbah”, in cui l’autore racconta un’America vista con gli occhi dei padri che mettono in guardia i figli sugli errori e sui mali del mondo contemporaneo.

I personaggi dei suoi romanzi tendono a distaccarsi dalle proprie origini per immergersi  in pieno nel loro essere semplicemente americani, come se fosse l’unico argomento in cui l’autore si sente preparato al cento per cento.

A certificare le sue immense qualità narrative, oltre ai lusinghieri giudizi di chiunque abbia letto le sue opere, ci sono i tanti premi ricevuti:

1997 – Pulitzer per Pastorale americana

1998 – National Medal of Arts alla Casa Bianca

2002 – Gold metal dell’American Academy of Arts and Letters

2003 -2004 – 2 volte il National Book Award e il  National Book Critics Circle Award, e tre volte il PEN/Faulkner Award.

2005 – Premio della Society of American Historians

2006 –  il PEN/Nabokov Award

2007 – PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction.

2011 – National Humanities Medal alla Casa Bianca

2011 – Man Booker International Prize.

Bibliografia: Addio, Columbus (1959), Lasciarsi andare (1962), Quando Lucy era buona (1967), Lamento di Portnoy (1969), Il grande romanzo americano (1973), La mia vita di uomo (1974), Professore di desiderio (1978), Lo scrittore fantasma (1979) Pastorale americana (1997), Ho sposato un comunista (1998), Operazione Shylock (1998), Il teatro di Sabbath (1999), La macchia umana (2000), Portnoy (2000), L’animale morente (2002), Il complotto contro l’America (2004), Chiacchiere di bottega (2004), Zuckerman scatenato (2004), Il seno (2005), L’orgia di Praga (2006), La lezione di anatomia (2006), Everyman (2007), Patrimonio (2007), Il fantasma esce di scena (2007), Indignazione (2008),  L’umiliazione (2009), Il professore del desiderio (2009), La contro vita (2010), La controvita (2010), Nemesi (2011), Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno (2011), La mia vita di uomo (2011), Goodbye, Columbus (2012), I fatti. Autobiografia di un romanziere(2013), La nostra gang (2014), Il Grande Romanzo Americano (2014), Lasciar andare (2016).

Che dire. Soltanto un uomo che ama profondamente scrivere, può riuscire a dare vita a tanti personaggi e tante storie. Non mi resta che augurargli lunga vita in modo da poter godere ancora di nuove storie da leggere e da gustare, anche se sembra che abbia deciso di non scrivere più.