Ray Douglas Bradbury nasce a Waukegan (Illinois) il 22 agosto del 1920. Il padre si chiama Leonard ed è un operaio addetto alle linee energetiche e telefoniche, mentre la madre, Ester, è una casalinga di origini svedesi.

Da bambino, Ray è un insaziabile lettore di libri fantasy e già a 12 anni coltiva il sogno di diventare un grande scrittore e di riuscire a vivere attraverso la vendita delle sue opere.

Durante il periodo della grande depressione, la famiglia si trasferisce a Los Angeles, dove per un articolo scritto per gioco e presentato al Burns & Allen Show di George Burns, Bradbury riceve il primo compenso ufficiale come scrittore.

Nel 1938, dopo essersi diplomato, non potendo permettersi l’iscrizione al college, Ray continua a studiare da autodidatta, recandosi in biblioteca per tre giorni alla settimana, e si guadagna da vivere vendendo giornali. L’anno successivo, apre la piccola rivista “Futuria Fantasia“, su cui pubblica numerosi articoli, utilizzando una gran varietà di pseudonimi, allo scopo di mascherare il fatto di essere l’unico autore.

Dal 1940, viene notato dalla rivista cinematografica Script, che lo ingaggia per scrivere sceneggiature televisive, molte delle quali sono trasmesse alla radio, in televisione e al cinema.

Nel novembre del 1941, un mese prima dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, Bradbury pubblica il suo primo raccontoPendulum“, sulla rivista “Super Science Stories”. Da quel momento, dopo essere stato dichiarato inabile al servizio militare a causa di gravi problemi alla vista, Ray smette di vendere giornali e si sostiene con la scrittura.

Nel 1942, pubblica su “Weird Tales“, il suo secondo racconto, “The Candle“, e successivamente, sulle riviste “Thrilling Wonder Stories” e “Planet Stories“, pubblica alcuni racconti di fantascienza, tra cui il famoso “Il picnic d’un milione d’anni“, primo assaggio di Cronache marziane, l’opera che lo lancerà nel firmamento degli autori più importanti del ‘900.

Nel 1947, pubblica la prima raccolta di racconti, “Dark Carnival”, e nello stesso anno, sposa Marguerite “Maggie” McClure, una commessa di una libreria. Dal loro matrimonio nascono 4 figlie, Susan, Ramona, Bettina e Alexandra.

Nel 1950, raccoglie in un unico romanzo 28 storie scritte negli anni precedenti, realizzando “Martian Chronicles“, che racconta la storia di 4 astronauti che dopo essere sbarcati su Marte, trovano ad attenderli la perfetta riproduzione delle proprie cittadine del Midwest. In realtà, è una trappola dei marziani, esseri che hanno il potere di assumere qualunque aspetto. L’opera è oggetto di numerosi adattamenti televisivi e a fumetti, che contribuiscono a far conoscere l’autore a un pubblico sempre più vasto.

L’anno successivo, pubblica sulla rivista “Galaxy”, “Fahrenheit 451 (nel 1953 in volume). Il titolo indica la temperatura alla quale brucia la carta. È la storia di uno stato che sente la necessità di mettere i libri al rogo. Il protagonista è Montag, un pompiere che ha l’incarico di incendiare tutti i libri. Il romanzo ispirerà un famoso film di François Truffaut.

L’ascesa dello scrittore diventa inarrestabile. Viene ingaggiato dalle più prestigiose riviste americane e pubblica una serie di racconti che verranno raccolti nelle successive antologie: “Il gioco dei pianeti” (1951) e “Le auree mele del sole” (1953).

Nel 1956, per John Huston, scrive la sceneggiatura di Moby Dick, il film che ha come protagonista il grande Gregory Peck.

I lavori che seguono,  L’estate incantata” e “Il popolo dell’autunno”, sono considerati i migliori di Bradbury e esaltano rispettivamente i due grandi amori dello scrittore, quello per la spensieratezza dell’età infantile e quello per il lato oscuro dell’uomo.

Sebbene dagli anni cinquanta in poi,  la produzione narrativa di Bradbury si riduca sensibilmente, l’autore continua a lavorare  in campo cinematografico, teatrale e poetico e adatta molti suoi racconti, compreso Cronache marziane, di cui, nel 1973, esce una versione lievemente ampliata.

Nel 1986, Bradbury produce gli adattamenti televisivi dei suoi racconti per la serie HBO, che dura fino al 1992, e nello stesso anno, pubblica “Morte a Venice”, l’unico suo romanzo a sfondo fortemente autobiografico, un giallo ambientato nella California degli anni quaranta.

Ray scrive tutti i giorni, per tutta la vita, e pubblica numerose poesie, saggi, sceneggiature e opere teatrali, oltre a 30 libri e 600 racconti polizieschi, fantastici, di fantascienza e d’atmosfera, raccolti in decine di antologie, tra cui le più recenti sono “Il meglio di Ray Bradbury” e “Molto dopo mezzanotte”. La più completa è in lingua inglese e si intitola “The Stories of Ray Bradbury”, che comprende cento racconti divisi in due volumi.

Vince il Pulitzer nel 2004 e nel 2007, riceve dal consiglio del prestigioso premio, una speciale citazione alla carriera. In quella occasione, nega che la censura sia il tema principale di Fahrenheit 451, dichiarando che il romanzo è in realtà contro la tv, che a suo parere,  allontana le persone dalla lettura.

Ray Douglas Bradbury muore a Los Angeles, il 5 giugno del 2012, all’età di 91 anni, e sulla sua lapide, nel cimitero del Westwood Village Memorial Park, è scritto: “Autore di Fahrenheit 451“.

Che dire. Tanta ammirazione per un uomo che ha coronato il suo sogno infantile di riuscire a vivere scrivendo. Mi piace ricordarlo attraverso le parole pronunciate dl nipote Danny Karapetian, il giorno del funerale: “Mio nonno era il più grande bambino che abbia mai conosciuto”.