Il romanzo Un piano perfettodi Michele Grassi abbraccia uno spazio temporale che va dal 1983 al 2014-2018. Non vi dico di più, e solo leggendo il libro si capirà il perché di questa mia volontaria approssimazione sulle date.

Sono oltre 30 anni, in ogni caso, quelli che volano davanti agli occhi del lettore in duecento e rotte pagine che appassionano e che si possono leggere su diversi piani di lettura.

Potremmo, infatti, parlare di un romanzo di formazione, così come di uno scanzonato saggio parascientifico sui rapporti che si instaurano tra i diversi sessi, oppure di uno spaccato sociologico sull’evoluzione della società italiana negli anni cruciali del passaggio da una cultura basata completamente sulla carta stampata ed un’altra guidata invece da ritmi completamente diversi dettati dalla TV, ma “Un piano perfetto” è anche e soprattutto un romanzo sulla scrittura stessa.

Così come nell’ultimo film di Sorrentino la realizzazione di un film diventa la trama del film stesso e serve al regista per raccontare di tutt’altro, così la stesura e la successiva pubblicazione di un libro diventano la trama del romanzo di Michele Grassi e questo escamotage permette all’Autore di parlare di tutto quello che davvero gli interessa, ma c’è anche di più, molto di più..

A mio avviso   il protagonista principale, in assoluto, di questo romanzo, è l’amore, un amore che nonostante tutti gli sforzi che l’autore fa per relegarlo ad una dimensione fisica, in tutti i sensi, compreso quello della fisica teorica, è invece l’amore che siamo abituati a considerare quando trattiamo di sentimenti importanti. L’Ingegnere del libro dell’acchiappanza si emoziona quando parla di Bibbi e lo stesso Ingegnere, che calcola con precisione il tempo che trascorrerà tra uno sguardo e l’accendersi di una passione, resta colpito da frasi come “…divento un piccolo soffio e mi adagio sul tuo cuore.”

Confesso di aver letto le pagine del libro con grande curiosità, sapendo per esperienza personale che l’autore ha sperimentato anche nuovi modi di approcciarsi alla scrittura, oltre quello tradizionale, che ha dato vita ad “Un piano perfetto”, perché Michele Grassi, uomo di grande umanità e dotato di un’immensa curiosità intellettuale, ha esplorato già da tempo con coraggio (e devo dire con successo) anche la scrittura collettiva. Questa non sarebbe una novità, perché gli esempi di gruppi di scrittori che realizzano romanzi a più mani non mancano (cito, per tutti, Wu Ming, il collettivo di scrittori bolognesi), ma Michele Grassi con il suo gruppo è andato oltre e sfruttando i nuovi social media, Facebook in particolare, ha scritto con altre sei persone un romanzo dal titolo “Senza fine” che rappresenta un fantastico esempio di quella che oggi viene chiamata Scrittura Industriale Collettiva.

Tornando al nostro romanzo, Michele Grassi ci porta subito in media res: la presentazione dei personaggi, dell’ambiente degli studenti universitari napoletani di quegli anni ’80 gli consente sin dal primo capitolo di dire ai suoi lettori come la pensa sui sogni, le speranze e le aspirazioni di quei giovani studenti che come lui vedranno  negli anni a venire infrangersi le proprie aspettative sugli scogli di quel cambiamento della Società che ci ha portato alla crisi non soltanto economica, ma anche valoriale, che stiamo vivendo oggi.

Leggo dal libro: “Così è l’Italia degli anni ottanta, un Paese dove i giovani sono convinti che il futuro sarà semplice, lineare, bellissimo, che basterà un diploma o una laurea, il famoso “pezzo di carta”. Per lavorare, guadagnare, farsi una famiglia e vivere felici.”

Michele e Paolo, due studenti della facoltà di Ingegneria non proprio in linea con il piano di studi, in sostanza, hanno studiato, organizzato e catalogato una montagna di dati che li hanno portati a formulare la loro “Teoria sulle donne”: vorrebbero che l’amico Francesco, loro coetaneo ma già laureato e assistente universitario, un vero e proprio genio riconosciuto tale da tutti, desse a questa loro teoria il sigillo di formula matematica corretta.

Parallelamente alla storia che comincia a dipanarsi a Napoli, l’autore, spostando la scena di duecento chilometri verso Nord, ci racconta la vita quotidiana a Roma di Bibbi e della sua sorellina, due danzatrici in erba ma ben dotate, figlie di una famiglia benestante che non ostacola, anzi favorisce, la possibilità di un futuro nel mondo dello spettacolo per le due ragazze.

L’autore non si fa scappare l’occasione per marcare le differenze sociologiche che ci sono tra i ragazzi della capitale rispetto ai loro coetanei napoletani, ma lo fa senza dare giudizi: lui descrive semplicemente, come ha fatto prima con gli universitari, abitudini, aspirazioni e sogni delle ragazze e dei loro genitori e lascia al lettore il compito di raffrontare le due realtà e trarre, se vuole, le sue personali conclusioni.

Questa mancanza di intento didascalico, che in molti autori contemporanei risulta spesso stucchevole, rende la lettura molto più gradevole e non per questo meno  profondamente ancorata alla realtà. Con l’entrata in scena di Bibbi, conosciamo una delle due muse che ispireranno Michele nella scrittura del suo saggio.

Facciamo ora un salto di cento pagine e di ventisei anni, nonché di altri trecento chilometri, verso sud stavolta, per scoprire Giada, la seconda Musa di Michele,  che nel Giugno del 2010 non è più uno studente di Ingegneria pieno di sogni e speranze ma un cinquantenne e brizzolato  Professionista.

Nel paragrafo dedicato al primo incontro con Giada, l’autore riesce ad introdurre, apparentemente con leggerezza e certamente con una frase di poche parole, senza appesantire così la trama del racconto, un tema drammatico di grande attualità: quello delle navi che trasportano velenosi rifiuti, fatte naufragare vicino alle coste calabresi.

E’ il metodo, come vi dicevo prima, usato da Michele Grassi per portare alla ribalta temi di attualità senza alcun orpello ideologico, enunciando il fatto e lasciando al lettore la assoluta libertà di farsi una propria opinione in merito.

Da questo momento in poi, il romanzo sarà segnato dalla presenza di queste due Muse, la bionda Bibbi e la bruna Giada: per completezza di informazione, ne troveremo anche una terza, Rita, la rossa, citata di sfuggita, a completare la triade perfetta.

Nel corso del romanzo, arrivati ormai nel 2014, il ruolo delle Tre Muse assume un’importanza sempre maggiore, fino a diventare, nell’idea dell’Autore, coautrici del suo lavoro. Ecco che ritorna il Michele Grassi della scrittura collettiva, che al suo alias del romanzo mette in mente l’idea di scrivere con Bibbi, a quattro mani, un romanzo che sarà un “real novel”. Michele vuole assolutamente che anche Bibbi scriva la sua parte del libro, perché è dall’unione delle loro diverse esperienze che potrà vedere la luce il real novel da urlo, quello che darà la fama a lui e consacrerà Bibbi come artista di massimo livello.

Michele incontra di nuovo Paolo, il suo vecchio compagno di studi e coautore del saggio sulle donne. E’ questa  l’occasione per ricordare piacevolissimi (per il lettore) aneddoti sul loro passato di studenti.

Continuando ad utilizzare il suo ormai svelato strumento narrativo, l’Autore, per finire di raccontarci la sua storia, costellata di amici e soprattutto di amiche, come scopriremo leggendo ( e che io eviterò di dire a questo riguardo qualunque cosa per non togliervi il piacere di scoprire cosa è stato capace di inventarsi Michele), che a volte le cartomanti azzeccano le loro previsioni, che il caso esiste e che la speranza è il vero motore dell’Universo.

Ho chiuso il libro come succede con le letture che davvero ci sono piaciute: con il dispiacere di lasciare Michele, Bibbi, Giada, Rita, Paolo e gli altri, con il rimpianto di non leggere più i tanti episodi di vita che, senza molto sforzo di fantasia, son anche episodi della nostra vita.

Ma conoscendo Michele, o per meglio dire,  avendo imparato a conoscerlo attraverso il suo scritto, chiuderemo il libro con una speranza: che a breve potremo avere la fortuna di leggere “Un piano perfetto n. 2” e continuare a seguire quelli che presto diventeranno anche i vostri beniamini.