Quale modo migliore per festeggiare l’apertura della mia nuova rubrica “Scrittori del terzo millennio“, di un’intervista ad Emma Fenu, una delle scrittrici più interessanti della nuova generazione, autrice finora di due splendidi libri, “Vite di madri”  e “Le dee del miele” (pubblicato da poche settimane).

 

Buongiorno Emma, benvenuta nel mio blog.

Buongiorno Michele, felice di essere tua ospite.

 

Nei tuoi libri e spesso anche nei tuoi articoli ami affrontare temi molto duri, quasi sempre collegati all’universo femminile. Amministri un gruppo su fb che si chiama “Letteratura al femminile”. La prima domanda che mi viene in mente è: Che opinione hai degli uomini?

Gli uomini… una specie interessante! Scherzi a parte, non potrei occuparmi da anni di Storia delle Donne e di Lettura al femminile se non ci fossero gli uomini, ai quali anche mi rivolgo, perché amo la “differenza” in ogni sua forma: è arricchente, stimola il confronto intellettuale, sviscera le risposte parcellizzandole in ulteriori domande.

Ho stima dell’umanità nel suo complesso e credo che ci siano ideali da perseguire che non hanno genere, anche se riguardano un genere.

In ogni uomo vedo il riflesso di mio padre, colui che mi ha cullato fin dai primi dai giorni di vita, che mi ha vestito in modo improponibile per andare alla scuola materna, che mi accompagna a fare shopping, che appare forte sempre e comunque per sostenermi.

Li amo gli uomini, così diversi, così complementari, così indispensabili per sapere chi sono e chi siamo.

 

Hai bisogno di apparire vivendo o di vivere apparendo?

Ho un disperato bisogno di vivere intensamente; l’apparire non è necessario, è un vezzo, in taluni in casi, ma, soprattutto, un mezzo per realizzare un altro bisogno fortissimo: comunicare.

 

Cosa pensi dell’infedeltà?

Domanda spiazzante perché inattesa. La detesto, in ogni sua forma. Sono fedele e cerco di esserlo, senza compromessi, in particolar modo a me stessa. Non tradendomi, rispetto chi e ciò in cui credo.

 

Ho notato nei tuoi scritti una costante ricerca di parole poco utilizzate nel linguaggio parlato. E’ un modo per interessare esclusivamente le lettrici?

Perché i lettori maschi conoscono solo un linguaggio più diretto e semplice? Il fatto che statisticamente gli uomini scelgano uno stile più asciutto per esprimersi non implica con non possano apprezzare un diverso codice espressivo. Io stessa leggo libri che non potrei scrivere e ne sono rapita.

Non scelgo di ricorrere volutamente a termini inusuali, sono le parole che mi cercano e io mi lascio sedurre, assaporandole come in un bacio, prima di fermale sul foglio.

 

Cosa ti spinge a scrivere? Perché lo fai?    

Perché è meraviglioso, mi rende felice, mi riempie ogni anfratto dell’anima, mi consente di vivere altre vite. Una vita sola non mi basta, per questo in primis leggo moltissimo e scrivo, talvolta.

E perché voglio dire la mia, voglio raccontare cosa ho imparato, cosa sogno, cosa credo. Voglio condividere: per il processo di scrittura si compie, per me, nella comunicazione e nell’interazione con l’altro.

 

Parlami dei tuoi libri e del perché dovrebbero essere graditi ai lettori.

Ti parlerò dei miei libri.

“Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità” è un romanzo inchiesta sul lato oscuro della maternità, quella non edulcorata, quella spesso negata e imbavagliata. Storie vere di donne che hanno vinto, superando grandi prove e metabolizzando il dolore.

“Le dee del miele” è una saga familiare al femminile, che attraversa tutto il secolo scorso, ambientata in una Sardegna intrisa di mito e mistero, dove alle donne spetta vegliare sulla vita e sulla morte e intrecciare fili di sangue e miele con cui ricamare la Storia.

Perché dovrebbero essere graditi?

Questi sono affari dei libri e dei lettori. Una volta dato alle stampe il libro se la deve cavare per il mondo ed essere parte delle vite altrui.

 

Quanto c’è di autobiografico in quello che scrivi?         

Sempre di più.

Nel primo libro, il mio percorso di donna affetta da endometriosi non compare: io sono in tutte le storie e tutte le storie sono in me. Ovviamente non ho vissuto in prima persona tutte le vicende narrate, ma sono il prisma attraverso il quale esse sono proiettate.

Nel secondo, invece, mi sono fortemente ispirata, in un mix fra verità e invenzione  che appositamente si fondono fino a diventare indistinguibili, alla mia famiglia, alle mie nonne, a mia mamma e a me, fino all’età di 12 anni.

 

Ti piacerebbe scrivere un romanzo a quattro mani insieme ad un uomo? Se sì, perché? Se no, perché?

Decisamente sì! Sarebbe un’esperienza sicuramente molto formativa e gratificante per me e forse ne nascerebbe un libro valido, interessante, a tratti controverso, a tratti irriverente, a tratti dolcissimo, a tratti esilarante… come è una relazione di coppia. Per sua fortuna mio marito non ama scrivere, o glielo avrei già proposto!

 

vita di

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Le dee

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