A Tel Aviv, in via Neve Sha’anan, una strada pedonale che collega la grande stazione degli autobus alla periferia, nel bel mezzo di Levinski Park, al confine di un ghetto popolato da rifugiati e immigrati illegali privi di permesso di soggiorno o in attesa di sviluppo delle pratiche di richiesta di asilo politico, l’architetto israeliano Yoav Meiri ha creato un baluardo dell’integrazione sociale.

L’artista locale Hadas Ofrat si è rivolto a Meiri per trovare una nuova idea per il quartiere. L’architetto ha valutato la situazione e ha deciso di progettare una biblioteca all’aperto, senza pareti e tetto, costituita esclusivamente dai libri e dotata di tecnologie meccaniche in grado di renderne possibile l’utilizzo in qualsiasi condizione climatica.

La “Garden Library for Refugees and Migrant Workers” è stata realizzata nel 2010 e la struttura è tanto semplice quanto geniale. È composta da due grandi scaffalature d’acciaio, disposte una di fronte all’altra e ancorate alle pareti blindate di due rifugi antiaerei preesistenti. Lo scaffale più alto contiene libri per adulti, mentre il più basso è dedicato a letture per i bambini. Negli orari di apertura al pubblico, la vetrata di protezione si alza come se fosse una ciglia umana, creando una tettoia che protegge i libri e i lettori dal sole o dalle intemperie. La palpebra dello scaffale inferiore si apre invece verso il basso ed è foderata con morbidi cuscini che permettono alle persone di sdraiarsi a leggere. Meiri ha anche ideato un sistema interno d’illuminazione che di notte permette di distinguere la biblioteca anche da molto lontano.

Il parco è già un luogo di aggregazione e ogni giorno centinaia di persone senza occupazione passeggiano tra i viali, ma è anche un luogo malfamato, in cui si spaccia droga e si commettono azioni criminali. Queste condizioni, invece di scoraggiare il progetto, lo hanno ulteriormente rinforzato. È importante che gli immigrati clandestini, coloro che usufruiscono del servizio, lo facciano senza la paura che qualcuno all’ingresso possa controllare i documenti o fare domande e per questo motivo l’accesso alla spazio è completamente libero.

I circa 4.000 volumi di cui è dotata la biblioteca sono stati donati dalle autorità locali e da privati e sono stati tradotti in tutte le lingue utilizzate nel quartiere.

Curioso e interessante è il sistema utilizzato per catalogare i libri. In base ai sentimenti che un volume risveglia nell’ultimo lettore che lo ha avuto tra le mani, quest’ultimo lo ripone in uno dei seguenti settori: libri divertenti, stravaganti, noiosi, deprimenti, emozionanti, suggestivi, sentimentali. Proprio come per i lettori, che sono prevalentemente immigrati, anche i libri si spostano da un posto all’altro, trovando ogni volta una nuova collocazione in base al sistema di catalogazione “per emozioni”. Tutti possono creare nuove categorie, scrivere recensioni e aprire dibattiti con gli altri lettori. Se, per esempio, 10 dieci lettori pensano che un libro sia divertente, mentre l’undicesimo lo ritiene noioso, lo scaffale in cui lo troverà il prossimo lettore sarà: libri noiosi.

Che dire. Chi, per un motivo o per un altro, è costretto a lasciare la propria patria e i propri affetti deve essere coccolato dai paesi che lo ospitano e non trattato come un delinquente. Questa iniziativa ha la grande qualità di donare le speranza di un futuro migliore a queste persone più sfortunate di noi. Grazie Meiri.